martedì 7 novembre 2017

SPAGHETTI ALL'OLIO NOVO E COLATURA DI ALICI OMAGGIO A PEPPE GUIDA




La Giornata Nazionale della Colatura di Alici ce l'abbiamo solo noi!!! Oggi grandi festeggiamenti sul Calendario del Cibo Italiano con questo  primo post introduttivo in cui, oltre a fornire tutte le informazioni storico, culturali e culinarie sulla colatura,  abbiamo annunciato la collaborazione con la Festa della Colatura di Cetara, organizzata dal Comune di Cetara insieme all'Associazione Amici delle Alici e all'Associazione per la valorizzazione della Colatura di Cetara Dop, in programma a Cetara, perla della costa amalfitana,  nel weekend 1-3 dicembre,  a cui parteciperanno alcuni food blogger in rappresentanza del calendario, inclusa la sottoscritta:

Cinzia Martellini Cortella - Cindy Star blog – Verona
Sabrina Gasparri - LesMadeleines di Proust blog - Bologna
Ilaria Talimani - Soffici Blog - Genova
Anna Laura Mattesini - Eat Parade blog - Cosenza
Pasquale Alberico - I sapori del Mediterraneo blog – Marcianise
Cristina Galliti - Poverimabelliebuoni blog – Livorno

Ci aspettano interessanti visite ai luoghi di produzione della colatura di alici e cercheremo di farci onore nella gara gastronomica intitolata ad Ezio Falcone, il compianto ricercatore storico e sostenitore della cultura gastronomica della costiera amalfitana,  fra i primi promotori della colatura di alici.  Il concorso è stato introdotto nel 2012, mentre la festa si svolge dal 2006; fra i giudici:  chef del calibro di Peppe Guida e Cristian Puglisi, oltre che giornalisti ed esperti del settore.



Ed è proprio lo chef Peppe Guida dell'Antica Osteria Nonna Rosa, grande estimatore ed interprete della colatura di alici di Cetara, il protagonista del secondo post odierno  del nostro Calendario dedicato al prezioso liquido ambrato, definito dallo chef "umami mediterraneo".
In contemporanea, dunque,  con la pubblicazione  dell'intervista a questo  nostro ospite illustre, propongo la mia interpretazione di una sua ricetta rivelatami per grandi linee al telefono dallo chef stesso, sperando di aver interpretato bene le sue istruzioni!!

Personalmente sono una grande appassionata di colatura, mi diverto ad utilizzarla nei modi più svariati da molto tempo. Nel blog ci sono già alcuni esempi, vedi il Tataki di palamita, dove la marinata, precedente la scottatura, è composta da colatura, miele, olio, limone e aromi. L'ho utilizzata anche per insaporire la "muddica" da cospargere sulla pasta con le sarde o acciughe oppure in un vero crumble al nero di seppia su spaghetti ai pomodori gialli...



SPAGHETTI ALL'OLIO NOVO, EMULSIONE AL PREZZEMOLO E COLATURA DI ALICI 



Ingredienti a sentimento:

Spaghetti del Pastificio dei Campi di Gragnano
Olio "novo" extravergine d'oliva toscano
un mazzo di prezzemolo fresco non trattato, foglie e gambi e possibilmente anche le radici, se potete e se conoscente la fonte
acqua gassata ghiacciata
Colatura di alici di Cetara

Lo chef mi aveva detto di aver risottato gli spaghetti nell'olio "novello" ( in Toscana diciamo "novo" :-) mantecando da ultimo con un'emulsione fatta frullando  prezzemolo, foglie, gambi e radici  e acqua gassata ghiacciata (io a dire il vero  ho scolato la pasta a metà cottura  e l'ho mantecata gli ultimi minuti con l'emulsione e l'olio) . Infine si completa con il tocco della colatura dosata goccia a goccia, fuori dal fuoco, in modo che non cuocia ma, a contatto con il calore gentile della pasta, rilasci i suoi gradevoli effluvi che uniti a quelli del prezzemolo fresco e dell'olio nuovo, creano un insieme meraviglioso.

Il lusso della semplicità e dell'esaltazione degli ingredienti, che contraddistinguono lo chef,  che ha sempre la materia prima giusta!!






lunedì 6 novembre 2017

MOUSSE DI PERE SPEZIATA CON RICOTTA AL LIMONE E ACCIUGHE ALLA COLATURA



Della serie....Al contadino non far sapere quant'è bòna l'acciuga con le pere!!

Ringrazio per l'incipit il neo amico sommelier Andrea Ruglioni,  autore del singolare blog Bacco si è fermato a Bolgheri,   e invito a leggere il brioso ed interessante post di Anna Laura Mattesini per la Giornata Nazionale della Pera per Il Calendario del Cibo Italiano   corredato da golosissime proposte dolci e salate in cui la pera è protagonista.

Non sono riuscita a produrre un piatto espressamente per questa giornata ma pescando nel  blog, ho trovato una proposta sfiziosa del 2012  che contiene  un ingrediente che prelude  a quello che sarà il tema di domani ma che non svelo....e quindi come potevo resistere al riciclo?

MOUSSE SPEZIATA DI PERE CON RICOTTA AL LIMONE E ACCIUGHE ALLA COLATURA



Ingredienti per 4 bicchierini

200 g di  pera kaiser/abate
120 g di ricotta vaccina
1 cucchiaino di polpa di zenzero grattugiata
una puntina di cannella in polvere
1 cucchiaino di zucchero di canna
1/2 cucchiaino di scorza grattugiata di limone
4-5 acciughe fresche
colatura di alici di Cetara
pangrattato
olio evo


Sbucciare la pera, tagliarla a tocchetti e cuocerla in un pentolino coperto e a fuoco dolce con lo zucchero di canna, lo zenzero grattugiato e la cannella. Far raffreddare e frullare fino ad ottenere una mousse soda. Mettere in frigorifero.
Lavorare a crema la ricotta, unire le scorze di limone. Porre in frigorifero.
Pulire e sfilettare le acciughe mantenendo la codina. Creare una panatura miscelando il pan grattato con  qualche goccia di colatura di alici e olio evo, cospargere sopra le acciughe fresche  e passare sotto il grill a 180° per 5-6 min o finchè saranno ben dorate.
Nel frattempo, togliere dal frigorifero la mousse di pera,  preparare i bicchierini colmandoli per 2/3 con la mousse di pera, completare con la  crema di ricotta utilizzando un sac à poche con il beccuccio a stella, e da ultimo posizionare dei tocchetti di acciughe ancora calde in modo da creare un piacevole contrasto freddo/caldo e morbido/ croccante, oltre che dolce/salato.

Ovviamente diventerà un antipasto o un finger, non la proporrei come dessert!!!








domenica 29 ottobre 2017

ATTENTI A QUEI DUE!! OSTERIA MOME' LIVORNO


L'Osteria Momé con il suo vivace e fantasioso chef  Gabriele Polonia e la sua dolce compagna Simona Bulla, impeccabile padrona di casa, si è imposta sin dal suo esordio, poco più di un anno fa,  come un faro abbagliante in una città come Livorno che, per essere gentili,  non brilla certo nel panorama gastronomico italiano.  
Gabriele, 31 anni, livornese doc, si forma gastronomicamente nella macelleria di famiglia e in seguito ad esperienze di lavoro e di vita, viaggi e scambi culturali, elabora un suo stile personale  fatto di passione ed istinto e di continua ricerca, totalmente aperto al nuovo e al piacere della scoperta.  Osa e stupisce con guizzi a tratti geniali e,  dopo una maturazione intelligente e costante,  non si butta in  pericolosi voli pindarici ed assurdi estremismi bensì procede con i piedi in terra, testa ben salda sulle spalle e mano solida e precisa oltre che veloce! Ha un carattere gioviale, simpatico e brioso, serio e concentrato nel suo lavoro.


E' stato un piacere infatti osservarlo nella minuscola cucina del suo ristorante, mentre tagliava, tritava, spadellava e infornava con una velocità e una disinvoltura da chef di lunga esperienza quando, per una serie di coincidenze mi è capitato di approfondirne la conoscenza e di poter assistere a delle prove generali del nuovo menu autunno inverno per cui ho fatto ben volentieri da "cavia".
Lo aiuta in cucina il giovanissimo Simone Corucci, preciso e compito.


Ero stata la prima e unica  volta a cena al Momé con mio marito solo a fine settembre e ne ero  rimasta subito  impressionata, ciò che avevo assaggiato andava ben oltre le aspettative di  quello che avevo letto e che mi avevano raccontato. Anche il servizio e l'accoglienza calda di Simona ci avevano catturati. Gentile, garbata e sorridente, molto attenta e dai modi professionali ma non ingessati. Simona è anche l'autrice dei disegni dal delicato e piacevole stile fiabesco a tratti ironico e caricaturale che decorano le singolari pareti azzurre del Momé, che prende il nome dall'affettuoso  soprannome con cui la giovanissima illustratrice-sommelier viene chiamata in famiglia. 


Il menu è ben congegnato con proposte di pesce, verdure, carne e quinto quarto. La formula è giovane e commercialmente appetibile, come i piatti, di cui si  può ordinare la porzione intera o la mezza porzione permettendo così di divertirsi ad assaggiare tante portate e contenere la spesa. Convenienti sono inoltre i menu degustazione in cui ci si affida alla fantasia dello chef, scegliendo solo il numero delle portate e comunicando eventuali intolleranze. 
I titoli dei piatti sono accattivanti e divertenti, molti sono i  riferimenti alla cultura gastronomica labronica, toscana e di altre regioni italiane. La filosofia di cucina che ispira e motiva maggiormente Gabriele è proprio quella di onorare soprattutto la propria città con rivisitazioni di grandi classici in chiave contemporanea ma soprattutto ironica. Non mancano proposte confortevoli, meno sperimentali e più facili ma mai banali.

Ed ecco che nascono creazioni come l' Omaggio a Gagarin: dei gustosi gnocchetti, assaggiati la prima volta al Momé ma non fotografati,  fatti con la torta di ceci che il giovane chef presenterà a breve in un cooking show a  Maredivino, 18 e 19 novembre a Livorno,  e che strizzano l'occhio al più famoso "tortaio" di Livorno, cioè Gagarin, non il celebre astronauta russo!!! Gli gnocchetti vengono serviti con la spuma bionda di rito,  che accompagna il 5&5 più verace, ovvero  il panino con la torta di ceci, lo Street food di Livorno!

E ancora le Cozze al tramonto, rielaborazione di un classico che prevede uova strapazzate con pomodoro e cozze, risolto con l'uovo dal cuore morbido e voluttuoso cotto a bassa temperatura e l'altrettanto voluttuosa salsa di pomodoro e le cozze piene e saporite a fare da ancelle. Un piatto da scarpetta senza vergogna!


Il Brodo di sassi con la neve di Firenze  è un piatto poetico e commovente, iconico e leggendario, testimone  di un passato dove la miseria e la fame aguzzavano l'ingegno fino a far bollire i sassi del mare con quelle poche alghette attaccate per estrarne tutto il sapore. Pratica impossibile da proporre oggigiorno! Il brodo di sassi di Gabriele è un concentrato di  mare, dal  gusto intenso di salmastro e  di scoglio, frutto di grande tecnica. La neve di Firenze è una pastina, poco nota,  di origini antichissime fatta a scagliette piccole e finissime che va versata  nel brodo bollente, direttamente al tavolo nel piatto del commensale,  e si scioglie come neve, da cui il nome. Infine galleggiano in superficie  delle delicate seppie soffiate. Il brodo nero lambisce i bordi del piatto come le onde del mare lambiscono la riva ed è volutamente scuro a ricordare il mare di notte,  misterioso e poco invitante ma che invece cela un gusto ammaliante, che ti seduce dalla prima cucchiaiata e ti fa innamorare perdutamente e ti tingi volentieri i denti di nero! Da ola!


Stuzzicante il  Paté  maison,  di fegatello e carne di maiale, con cipolle in agrodolce e...tenetevi forte....pop corn di cotenna di maiale. Un piatto veramente "pop", non c'è che dire!!



Semplicemente Piemonte:  lingua, salsa tonnata, crema di peperoni e bagna cauda...semplicemente Piemonte, appunto! che altro aggiungere?


Quattro passi nell'orto: titolo azzeccatissimo per un piatto green da leccarsi i baffi con crema di patate, verdure e legumi,  polvere e cialda croccante di cavolo nero. Ne farei anche otto di passi in questo orto!

La quaglia in rosa con tre consistenze di barbabietola: ridotta in crema, in polvere e in cialda croccante, senza contare quella cotta, presentata a fettine e pure le foglioline più tenere della parte fogliare della radice rossa. Della quaglia, le coscette disossate e avvolte in una saporita pancetta e i petti cotti a dovere.  Gustoso, succulento e divertente. La foto non gli rende giustizia, chiedo venia...


Infine, disobbedisco a chi mi avrebbe sconsigliato di pubblicare questo Tramezzino di crostacei col suo guazzetto  perché non completo e da correggere in quanto manca l'accompagnamento di verdure e la farcia del tramezzino è troppo spessa, così come il pane poco tostato. Ma i colori del piatto sono già belli e il  gusto è semplicemente irresistibile, così intenso e concentrato,  che non posso fare a meno di condividerlo e invitare chi  legge a provarlo, lo  troverà d'ora in poi realizzato comme il faut e con tutti gli annessi e connessi. Io ci torno di sicuro e non solo per questo piatto! Anche per i dolci, perché a questo giro  non ce l'ho fatta..

Che altro aggiungere?  Ringrazio innanzitutto Gabriele per avermi invitata nella sua cucina e per la sua disponibilità a rispondere alle mie domande e naturalmente ringrazio anche Simona per la piacevole compagnia.
Riprendo infine l'incipit del titolo:  ATTENTI A QUEI DUE!!  Eh sì, si sono già accorti di Momé la Guida Ristoranti dell' Espresso e del Gambero Rosso;  non mi resta che complimentarmi per i brillanti risultati d'esordio con l'ingresso nelle due principali guide gastronomiche italiane ed augurare a questi ragazzi, mossi da grande tenacia e coraggio e da un entusiasmo contagioso, di continuare per questa strada che sembra proprio quella giusta. Avanti così ragazzi, avanti tutta!! 



tel. +393927805007






venerdì 27 ottobre 2017

I MIEI KATMER POGACA SALATI PER IL CLUB DEL 27


Questo mese sia la sfida Mtchallenge che il Club del 27 sono entusiasmanti e molto tecnici.  L'Mtchallenge n. 68  di ottobre, conclusosi ieri,  ha avuto per tema i cannoli di pasta sfoglia
Misurarsi con la pasta sfoglia e riuscire a sfornare dei cannoncini degni di tale definizione  è stato, a dir poco,  emozionante, a maggior ragione se penso che era solo la seconda volta in cui preparavo la sfoglia;  la prima, sempre per l'Mtchallenge, fu ancora più ardua, quando mi cimentai da neofita con la pasta sfoglia lievitata e che soddisfazione provai  nel produrre i miei primi  bellissimi croissants!!

E di chi sfoglia ferisce...hahahaha mi è presa così. Si tratta pur sempre di sfide! E si continua infatti, anche con l'attività del nostro Club del 27 che riprende il Tema del mese legato, appunto alla sfida n. 50 quella sui croissants ma anche ai cannoli di sfoglia, con una carrellata di sfoglie dal mondo.


Sfogliando l'Atlante, c'è l'imbarazzo della scelta tra dolci e salati,  tra Millefoglie, Bourekas, Pasteis de nata, Cronuts, Banbury cakes, Danish pastries, Kranz, Galette des rois, ...... e questi misteriosi Katmer pogaça turchi, che a suo tempo, erano stati preparati da Mariella di Mariella Cooking ...dei panini che sembrano in tutto e per tutto dei  croissants ma guai a chiamarli croissants! Eppure sfogliano e la sfoglia è facile e divertente da fare e non è al triplo burro come la sfoglia classica bensì viene preparata con olio e latte, pochissimo burro viene messo fra uno strato e l'altro ma ora vi spiego meglio.....


Ingredienti per 16 panini

500 g di farina 00
200 ml di latte
100 ml di olio di riso
80 g di burro 
15 g di lievito di birra fresco o 4 di lievito di birra disidratato
1 albume (40-42 g ca) 
2 cucchiaini rasi di sale
2 cucchiaini di zucchero semolato

1 tuorlo + 1 cucchiaio di latte per spennellare i panini prima della cottura

Impastare tutti gli ingredienti, tranne il burro,  su una spianatoia e lavorare il composto fino ad ottenere una pasta liscia e morbida. Arrotolarla a salsicciotto, tagliare 8 trance e formare 8 palline (dovrebbero avere un peso di 100-110 g cad.). Coprire con pellicola e lasciar riposare 15-20 minuti circa fuori dal frigorifero. Stendere le palline in dischi da ca 12-15 cm. Far fondere il burro pochi secondi nel microonde, deve essere tiepido non caldo.

Spennellare la superficie di ogni disco e impilarli fino a formare una torretta
Prima di stendere la pila di dischi con il matterello, aiutatevi con le mani schiacciando ed allargando bene, in modo che poi si possa far rollare il matterello senza che scivoli da ogni lato per via del burro. Stendere senza esercitare eccessiva pressione, fino ad ottenere un disco di ca 25 cm. Nel caso in cui la pasta si appiccicasse al matterello, resistere alla tentazione di cospargere il piano con la farina, eventualmente ungere il matterello con il burro!
Rivoltate il disco ottenuto e spianate di nuovo fino ad arrivare ad un diametro di 50-55 cm. La pasta dovrebbe avere uno spessore di 1 cm ca. 
Ricavare dal disco 16 triangoli isosceli (la cosa più difficile se non si riesce ad ottenere un disco perfetto! l'amica Manuela Valentini di Profumi e colori, suggerisce un disco taglia torte per aiutare nel taglio). Stendere i triangoli  col matterello per allungarli fino ad uno spessore di 2-3 mm. 
A questo punto ci sono due possibilità, o si arrotolano su se stessi come dei croissants, oppure secondo il sistema tradizionale turco, ripiegando prima su se stessi gli angoli della  base del triangolo e poi arrotolando fino a ricongiungersi con la punta del triangolo. Vengono un po' più bombati. 

Versione originale 

Io li ho fatti entrambi ma quelli a croissants mi sono venuti meglio perché nei primi mi ero semplicemente scordata di stendere i triangoli. 
Spennellateli con il tuorlo leggermente battuto con il latte e fate lievitare coperti da una pellicola, nel forno socchiuso con la luce accesa fino al raddoppio (circa 2 h)
Infine cuoceteli in forno a 180- 200 ° C per 15 min (la temperatura è variabile perché dipende molto dal proprio forno) o fino a che saranno ben gonfi e dorati

Versione a "croissants"


Come i croissants, sono adatti a farciture sia dolci che salate. Io ho optato per il salato a pranzo : burrata, acciughe salate e olio al tartufo e pesce spada affumicato, composta di cipolle rosse, finocchietto selvatico. Il resto a colazione con la marmellata casalinga!






















lunedì 2 ottobre 2017

IL VINCITORE DELL'MTC N 67 E'......



Ragazzi!! Se Dio vuole  è fin....ehm..cioè...Cari emmeticini, eccoci giunti alla conclusione del nostro meraviglioso gioco!! Scherzo dai...ma insomma, non nego che è stato un po' faticoso ma mi sono anche divertita!
Anche nel  mio primo Mtc da sfidante, nel 2012,  vi avevo appioppato un pesce e pure puzzolente come il baccalà. Ma la ricetta era una,  ben definita, il baccalà alla livornese, facilissimo, carta bianca alle interpretazioni, bastava che ci fossero gli ingredienti della livornesità: aglio e pomodoro, oltre al baccalà naturalmente.  
Questa volta il tema era più ampio, con molte variabili, apparentemente facile, come vi avevo avvisato, ma per niente banale. E, anche se con Alessandra, nel formulare il regolamento abbiamo cercato di sviscerare tutte le casistiche possibili per anticipare le vostre domande, non sono mancate le sorprese e gli imprevisti, i dubbi di interpretazione. Non è stato né facile né banale anche per noi. Accidenti a me dunque!!
Tra l'altro, volete ridere? Ormai si può dire....abbiamo avuto tre mesi di tempo per formulare il tutto, eppure si sono verificati  i classici  imprevisti dell'ultimo minuto. Erano stati fissati i punti principali della sfida  a luglio, così io ho potuto anticiparmi nella preparazione dei piatti, dal momento che sarei stata fuori tutto agosto, e ci eravamo ripromessi di risentirci verso fine agosto per coordinare tutte le attività, inclusi gli argomenti delle varie rubriche. Io avevo il portatile con me, foto pronte, dovevo "solo" scrivere i testi e le ricette..
Morale, nell'anda e rivieni di messaggi degli ultimi giorni, tra un ripensamento e l'altro, Mai prepara il banner, siamo in dirittura d'arrivo, appaiono gli indizi, parte il cazzeggio, qualcuno commenta "la Galliti ci farà puzzare le mani" e io replico "il pesce fresco non puzza, sa di mare". Qualcuno sottolinea che pure quello di fiume sa di fiume e quello di lago sa di lago.....'AZZ!!! Parte il messaggio "Aleeeeee, ci siamo dimenticate del pesce d'acqua dolce!!!"  Eh sì cari miei, noi gente di mare pensiamo solo al mare ma non per snobismo, non siamo abituati e non ci viene proprio in mente l'acqua dolce. Ma io sono padana d'origine!!!  i laghi li ho frequentati, fanno parte della mia cultura e poveri pesci d'acqua dolce, un po' dimenticati pure loro, quindi in sintonia con Poverimabelliebuoni, non avrei potuto non considerarli, non solo perché avrei fatto una madornale gaffe nei confronti degli emmeticini d'acqua dolce ma proprio per una questione etica nei confronti di tutti i pesci! E quindi all'alba dell'annuncio della sfida, la buona Mai ha corretto la scritta sul banner, da LA PASTA DI MARE a LA PASTA COL PESCE!! Ale ha sistemato il regolamento alla volée e io il mio post. Gli indizi sarebbero andati bene lo stesso, tanto non li avreste beccati...Ecco, è andata così!
E per fortuna, altrimenti non avremmo ammirato  certe meraviglie come la porca trota dell'Himayala di Eleonora (sì, proprio Himayala, non è un errore di battitura bensì una battuta anzi una vecchia barza) le trote affumicate maison di Annarita ed Elena  (che si è pure sorbita 200 km per procurarsi il pesce desiderato) o la pregevole intuizione di Manuela tra pesce d'acqua dolce e pesce di mare e persino l'anguilla di Angelika.

Ringrazio dunque tutta la redazione dell'Mtchallenge per il supporto operativo (e morale) e  per le belle, divertenti e utilissime rubriche, sperando di non dimenticare nessuno: Greta, Eleonora, Mai, Mapi, Mari, Ilaria, Dani, Annalena, Giulia Robert, Fabio e Anna Luisa e naturalmente Alessandra, la signora dei pipponi, con la quale c'è stato un continuo confronto e accordo veloce, telegrafico, perché quando la becchi bisogna approfittare e non perdere troppo tempo :-)


Ed ecco il momento tanto atteso....il vincitore dell'Mtc n. 67 è....una vincitrice! Francesca Geloso (basta chiamarla La nuova, ok?) del blog 121 gradi con le sue Tagliatelle al nero, crudo e cotto di cicale di mare e pesto di salicornia
Una pasta che sa di mare dentro e fuori,  concepita e gestita con intelligenza, che trasuda e trasmette passione e determinazione e coniuga aspetti classici e moderni, senza esasperazioni né fronzoli ma  con un guizzo personale e sperimentale che mi emoziona e mi diverte, per un risultato perfettamente riuscito, un piccolo capolavoro realizzato con soli tre  ingredienti ben distinti ma che esprimono il mare in maniera assoluta, perfettamente calibrati fra loro: nero di seppia, cicale e salicornia. 
Le sue scelte sono ben argomentate :  dal nero di seppia a cui non ha voluto rinunciare nonostante  alcune prove non convincenti, e che ha deciso di utilizzare nel modo più classico e collaudato, anche se la pasta fresca era sconsigliata ma  lei  l'ha piegata al suo volere, facendola seccare,  rendendola così meno assorbente e più facile da gestire. Ha scelto le cicale come protagoniste assolute e non posso che approvare, sono i miei crostacei preferiti, meno blasonati di aragoste e scampi, in linea con Poverimabelliebuoni e  con un gusto intenso ed elegante da esaltare giustamente a 360°, sia cotte che crude e con la loro bisque. La ciliegina sulla torta, quello che mi ha fatto definitivamente innamorare, oltre al nero di seppia e alle cicale, è stato proprio quel piccolo ma non irrilevante particolare del pesto di salicornia. Confesso che personalmente avrei pensato di usarla  al naturale, mescolandola semplicemente alla pasta in mantecatura ma forse la sua importante salinità avrebbe creato un contrasto troppo netto con il dolce delle cicale quindi mi ha convinto lo studio che Fancesca  ha fatto  e come l'ha gestita, con grande sensibilità culinaria, prima sbianchita e passata in acqua e ghiaccio per preservarne il colore, poi ridotta a pesto con i pinoli che ne addomesticano  la pronunciata salinità e infine sapientemente dosata in piccole cucchiaiate sopra alla pasta per differenziare ogni forchettata e divertire il palato così come i tocchetti di pomodoro fresco.  Brava Francesca!!

Vi basta come spiegazione? :-)



A proposito di spiegazioni ed argomentazioni,  non posso fare a meno di commentare alcune fra le più esilaranti argomentazioni e risposte alle mie domande che mi sono appuntata via via e mi hanno reso il compito più leggero e divertente.
E' stato un po' il tormentone della sfida, vero?  Argomentare, spiegare, oggettivamente e non solo soggettivamente!! I nostri continui appelli a volte hanno avuto ascolto, a volte sono stati allegramente ignorati, a volte invece non ne avevate neanche bisogno, anzi...vedi le argomentazioni super scientifiche del nostro Doc Meyers ma anche di Corrado, che  si è difeso egregiamente come molti altri, scusate se non cito tutti...

Ho letto spesso nei vostri post "Cristina chiede di spiegare l'elaborazione mentale che ha portato alla ricetta..." o anche  "...dobbiamo motivare le nostre scelte riguardo agli abbinamenti..." e mi scappava da ridere perché non è una mania della Galliti, né una richiesta bizzarra, è un'esigenza che dovrebbe sorgere spontanea ogni volta che ci si cimenta con nuovi gusti ed abbinamenti. 
Siamo comunicatori del gusto, anche se spontanei, ma siamo comunicatori.  E' nostro dovere rendere leggibile e credibile ciò che scriviamo, non solo da un punto di vista stilistico e grammaticale ma anche di contenuti e trattandosi di ricette, gli ingredienti vanno spiegati e ne vanno spiegate le scelte.
A volte si danno per scontato molte cose o non si approfondiscono gli argomenti  a sufficienza.
Non voglio certo affrontare in questa sede la fisiologia del gusto ma, come abbiamo ripetuto più volte durante la sfida, sarebbe bene analizzare gli abbinamenti prima da un punto di vista tecnico della combinazione dei sapori e poi confermarli secondo il gusto personale.  Sul gusto personale non si discute ma almeno ci siamo posti  la domanda: perché funziona? qual è il risultato che voglio ottenere? E soprattutto, sto rispettando il tema proposto?


Comunque, la più bella in assoluto è stata la risposta di Cecilia alla mia domanda sul perché di cozze e baccalà insieme, due ingredienti con una forte connotazione sapida che peraltro lei ha gestito molto bene. E  quello che mi ha fatto ridere ancora di più è che, conoscendola, mentre leggevo, mi sembrava di sentirne l'allegra voce e la verve spiritosa: "perché lo dice anche la canzone, no?  Sapore di sale, sapore di mare..." . Non fa una piega!! Fantastica!!
E a  proposito di ispirazioni musicali, siamo passati dai Rolling Stones a Mino Reitano fino a Fred Bongusto, cosa chiedere di più?

Non si contano poi  i casi in cui solo perché l'avete assaggiato nel ristorante Mare Chiaro o Mare Scuro, vi è piaciuto e avete deciso di riproporlo. Eccerto. Ma perché vi è piaciuto?  
"un abbinamento molto particolare" ma perché non mi definisci "particolare" ? Mannaggia!
Oppure "perché così lo faceva mammà e la nonna" ....ah beh allora non si discute....Né tanto meno si discutono i grandi chef citati dai loro  emuli ....dal caffè di  Oldani alla cannella di  Iaccarino......il più gettonato è stato Canavacciuolo, riprodotto, onore al merito, in modo egregio da Gianni e Aurelia. 
Anche la Vitto mi ha fatto scompisciare, ha sottolineato il successo famigliare con tanto di foto probatoria del piatto ripulito dalla scarpetta!!
Giulietta invece ha superato la prova di mammà che ha decretato "il problema è che non riesco a trovare nessun motivo di critica!" E son soddisfazioni!!!

C'è stato anche un tentativo di trovare una spiegazione ad una corretta intuizione ma  fallito in partenza con un perentorio "e boh, non so perché ma mi è venuto in mente di...." Aaaaaarghhhhh!!!
Che dire del mare di vongole e zucchine con o senza cozze? Evviva che qualcuno ha scoperto che i broccoli sono ancora meglio, in particolare con le cozze!!

Qualcuno si è ricordato delle mie amate acciughe, brave!! Tamara ha prodotto un vero trionfo d'acciughe e Manuela ha tentato l'accoppiamento  con le trote, chissà che pesce potrebbe uscire? un'acciugota o una trotuga? E ancora grazie  alla bravissima Franci per la mia caricatura a cavallo dell'acciuga ma anche per i suoi spaghetti super acciugosi. E non mi dimentico delle due Antonelle..

Applausi anche per chi ha affrontato un pesce scomodo come  lo sgombro e addirittura il tombarello. Ola per  tutti quelli che non si erano mai cimentati con lo sfilettamento di un pesce o non avevano mai cucinato una pasta allo scoglio e hanno superato...lo scoglio (cito Angela S.)!

Mi ha commossa la volontà di partecipazione dimostrata nonostante impegni di lavoro, neo-nati e acciacchi, vedi il doc che ha affrontato addirittura le aragoste con una mano sola e ha rischiato un divorzio per eresia e  Mario, alias Gambetto, che "siccome che sono cecato me lo mettete voi il link? "
No comment poi per l'evocativa e struggente "buriana" di Patty.
Mi ha lusingata la signora vintage che zitta zitta ha raccolto piccoli  input e li ha trasformati in gioielli come solo lei sa fare, rendendo  eleganti anche le polpette di sarde fritte e ripassate nel sugo.
Grazie a Pasquale che ci ha arricchito con importanti informazioni sullo "spurgo" delle vongole regolamentato per legge e ci ha fornito  l'ennesima prova di "fatta la legge, trovato l'inganno"
Insomma, applausi e ringraziamenti a tutti per la sentita partecipazione e per aver accettato serenamente critiche e suggerimenti, in primis  Valeria che ha pure rifatto il suo piatto con le correzioni suggerite..E ancora bravo a chi si è confrontato per la prima volta, e con risultato egregio, con la mantecatura  come Micol e a chi l'ha riscoperta e ora non l'abbandona più!


E infine un bacio affettuoso anche a tutte le amanti del "famolo strano" che se da un lato inquietano con scelte ardite, da un altro stimolano e animano la discussione in un confronto critico che  non può che essere positivo.

Direi che tutto è bene ciò che finisce bene e ora  io vado serenamente  in pensione e cedo il testimone alla nuova regina dell'Mtc perché morta (tié) una regina, se ne fa subito un'altra. C'est la vie, c'est la guerre....c'est la pomme de terre! Non ci azzecca nulla ma l'ho trovata ed è troppo bella!!

Lunga vita all' MTC!!!




















giovedì 28 settembre 2017

LA MIA TRABACCOLARA PER I TRABACCOLARA DAYS


Martedì 26 settembre, a Viareggio, nella sede del Club Nautico, ho assistito alla tappa conclusiva del tour promozionale dei Trabaccolara days, un'iniziativa  sostenuta dalla Regione Toscana e Unioncamere, attraverso Vetrina Toscana,  presentata prima a Firenze e poi a Milano e infine approdata al suo luogo d'origine, alla vigilia della partenza dei tre  giorni dedicati ad un antico piatto di recupero, la pasta alla Trabaccolara, vera pietra miliare della storia gastronomica della cittadina toscana, dove,  di fronte al suo  elegante lungomare fiancheggiato da grandi alberghi e  costruzioni liberty,  sfila il più famoso carnevale italiano. 

Come tutte le grandi ricette della tradizione, la Trabaccolara è un piatto che nasce con gli avanzi. La “muccigna”, ovvero il pesce che non poteva essere destinato al mercato, per taglia o semplicemente perché era rimasto un po’ rovinato durante la cattura nelle reti,  veniva suddiviso fra gli stessi pescatori ed usato per preparare un sugo con il quale si condivano gli spaghetti. Il nome, divertente, nasce dal fatto che la ricetta è figlia dei pescatori di San Benedetto del Tronto che all'inizio del Novecento lasciarono l'Adriatrico per emigrare nel più pescoso Tirreno. La base fu Viareggio, dove vennero ribattezzati “trabaccolari” dalla parola trabaccolo che era il tipo di barca da pesca che usavano.  La pasta alla trabaccolara è detta anche “alla Viareggina” ulteriore testimonianza dello stretto legame che c'è tra un luogo e la sua tradizione gastronomica.  Ma l'aspetto più curioso è che se andate a San Benedetto del Tronto non troverete la Trabaccolara! Si chiama così solo a Viareggio.

Dal 27 al 29 settembre  dunque, 100 ristoranti di Vetrina Toscana, insieme ad alcuni ristoranti storici di Milano, propongono il piatto a base di “pesce dimenticato” raccontato nel piccolo volume "Trabaccolara, una storia e una ricetta dal mare di Toscana" da un'idea del compianto Vieri Bufalari e  Daniela Mugnai di Vetrina Toscana insieme al  giornalista Corrado Benzio, portavoce e presentatore  dell’iniziativa durante le varie tappe. 
Il gustoso libriccino  di 50 pagine, realizzato anche con il contributo della Fondazione Banca del Monte di Lucca,  narra un po' della storia della pesca a Viareggio e sulla costa toscana legata a questa ricetta con saggi di Corrado Benzio, Franco De Felice e Adolfo Lippi.


Gli autori ripercorrono  la storia dei pescatori di San Benedetto del Tronto, attraverso documentazioni e racconti, arricchiti da aneddoti ed  esperienze vissute  in prima persona come quelle narrate da un erede di una famiglia di trabaccolari, Andrea Palestini. Il volume narra anche, tramite flash e foto, la storia e l’evoluzione  della cucina versiliese in questo dopoguerra, con foto storiche inedite e  famosi aneddoti  come quello del pescatore Paolo Palestini che, avendo vissuto negli Stati Uniti, parlava inglese e si fece portavoce della comunità di pescatori per  chiedere al generale Clark di aiutarli a riprendere la loro attività di pesca liberando dalle mine il porto e la spiaggia. Non mancano infine  gustosi gossip riguardanti personaggi storici e vip dello spettacolo dal Generale Marshall,  sì quello passato alla storia per il piano che porta il suo nome,  a  Lucio Battisti ritratto rilassato e felice dopo una scorpacciata di Trabaccolara e ancora  Roberto Benigni e Giorgio Gaber in compagnia di noti ristoratori versiliesi, solo per citare alcuni nomi.

Corrado Benzio con Giovanna Ghilarducci, inossidabile cuoca, da ben  55 anni ai fornelli dallo storico Miro alla Lanterna al recente Acqua Salata di Viareggio 

Aneddoti storico-cultural-goderecci con spassosi gossip su personaggi famosi di varie epoche da Puccini a Bontempelli a Mario Tobino raccontati con grande verve dallo scrittore e regista televisivo Adolfo Lippi, fra gli autori del libro

Andrea Palestini, vice presidente della Fondazione Banca del Monte di Lucca, discendente da una famiglia di trabaccolari e primo cittadino di Viareggio negli anni '90, ci  racconta che da piccolo gli veniva vietato di frequentare il molo e i pescatori, perché non avrebbe dovuto diventare pescatore a sua volta bensì avrebbe dovuto studiare! Ma lui non si perdeva d'animo e ci andava di nascosto.  Ci racconta inoltre di come i trabaccolari si siano integrati perfettamente  nel contesto economico e sociale cittadino. Del resto, non portavano via lavoro a nessuno anzi incrementavano l'attività di pesca, essendo i viareggini più marinai che pescatori. Il Palestini conclude con  un aneddoto che coinvolge lo sport nazionale: il calcio. Negli anni '70 si tenne un vero e proprio derby tra le squadre Viareggio e Sanbenedettese, entrambe in serie C e  per la città si vedevano striscioni ineggianti "Forza Sanbenedettese" ma tutto si svolse in un'atmosfera amichevole e serena.

Tommaso Ponzanelli (quello coi baffi che fa capolino tra i sommelier), presidente dell'associazione cultural gaudente Accademia dell'Acciuga, di cui sono membro ovviamente,  ha curato gli abbinamenti vini e birra durante la degustazione di Trabaccolara sulla bella terrazza del Club Nautico.


L'amica blogger Annarita del blog Il bosco di Alici e neo-membro dell'Accademia dell'acciuga,  colta con ...la forchetta in pasta, durante la degustazione di penne, anziché spaghetti per esigenze di servizio buffet. 


La Trabaccolara è un piatto semplice, abbastanza misconosciuto fino a pochi anni fa. Dagli anni Sessanta fino alla grande crisi, in Versilia dominavano le catalane, i crostacei, i risotti di mare. Poi dal Duemila si è tornati a presentare questa ricetta che si è talmente allargata da ritrovarla in tanti locali fuori dai confini della Versilia: da Lucca a Pistoia, da Prato a Firenze, da Livorno a Carrara, fino a Milano, al momento patrimonio dei ristoranti aperti da toscani.
ll ritorno della Trabaccolara ci racconta il riappropriarsi della semplicità, della tradizione, è quello che modernamente si definisce un piatto di recupero e sostenibile, fatto con quello che il nostro mare ci offre.

L'elenco completo dei ristoranti che aderiscono all'iniziativa  su www.vetrina.toscana.it.


LA RICETTA

La ricetta prevede  che si utilizzino pesci di vario tipo come gallinella, nasello, triglia, scorfano, pesce prete, tracina….devono essere tutti sfilettati, spinati e spellati e poi tagliati a tocchetti  come per un ragù, cotti velocemente in una base di aglio, olio e peperoncino, sfumati con un tocco di vino bianco e con l’aggiunta di poco pomodoro fresco. Un sughetto veloce che si cuoce nel tempo di cottura della pasta, ci vuole solo un po’ di pazienza a preparare i pesci ma ne vale la pena!! Il formato di pasta ideale sono gli spaghetti anche se c'è chi opta per i tagliolini o si piega alle mode come quella attuale in cui furoreggiano i paccheri. Qualcuno l'arricchisce con molluschi e crostacei.
Sul libro viene riportata la versione classica di Marzia Lombardi, cuoca dello storico ristorante Giorgio di Viareggio che non cita però il peperoncino. 


Ho pensato di onorare i Trabaccolara days con una versione personalizzata che richiama nei colori la festosità del carnevale di Viareggio con spaghetti al nero di seppia e pomodorini gialli e rossi. Al posto dell’onnipresente e abituale prezzemolo, ho usato il profumatissimo origano fresco,  che conferisce una nota aromatica un po’ diversa ma adeguata. Non ho sfumato col vino bianco semplicemente per gusto personale. 



Ingredienti per 4 persone

800 g di pesci misti (meglio se da zuppa, più saporiti come gallinella, scorfano, tracina, pesce prete, nasello, triglia...)
320 g di spaghetti al nero di seppia
300 g di pomodori datterini gialli e rossi
1 spicchio d'aglio rosa
olio extravergine d'oliva
origano fresco
peperoncino essiccato e macinato qb (il mio: zenzerino di Siloe)


Pulire, sfilettare e spinare accuratamente tutti i pesci, spellarle quelli con la pelle più coriacea e tagliarli a tocchettini.


Con le teste e le lische dei pesci, anche se  non previsto dalla ricetta, non ho resistito a farci  un brodo da utilizzare poi in mantecatura,  semplicemente facendoli cuocere in acqua lentamente   fino a che si sono sfaldati e infine ho schiacciato bene le carcasse per spremere tutto il succo e fatto ridurre per concentrarlo.


Far sudare  l'aglio in un po' d'olio a fuoco dolce  (a me piace spremuto nello spremi aglio, quindi che rimane nel sugo, non viene eliminato come fanno tanti, faccio naturalmente molta attenzione a non rosolarlo fino a sfrigugliare ma lo faccio stufare  lentamente), aggiungere i pezzettini di pesce, far insaporire, unire i pomodori interi appena spaccati, lasciar andare dolcemente allungando con un po' di brodo di pesce per cinque o sei  minuti. Il pesce non deve cuocere troppo, proseguirà la cottura durante la mantecatura degli spaghetti. A tale fine il sugo deve rimanere ben bagnato.  Regolare di sale.


Nel frattempo calare gli spaghetti in acqua bollente salata, scolarli a 3-4 minuti dalla fine della cottura prelevandoli con una pinza, unirli al sugo per completare la cottura aggiungendo altro brodo di pesce, scuotendo  bene la padella e facendoli saltare fino a perfetta mantecatura con un filo d'olio finale, l'aggiunta di foglioline di origano fresco e una spolverata di peperoncino di media piccantezza.

Servite come più vi piace, a nido classico o stesi....a ciascuno il suo!

















martedì 5 settembre 2017

LA PASTA COL PESCE PER L'MTC N. 67


Fine delle vacanze! Stop! Basta! Al lavoro! A scuola! All’Mtchallenge!! Pronti? Viaaaaaaa…..
Dunque, dal momento che sono passati tre mesi, rinfreschiamo un po’ la memoria che ce n’è proprio bisogno,  in tutti i sensi, perché  quest’estate ci ha letteralmente fatto bollire!!

Anzi, facciamo un bel test per vedere se avete ripassato prima di ricominciare la scuola!!

Chi ha vinto l’ultima edizione di Mtchallenge? La numero 66: i rolls A) la Galliti…B) la Van Pelt…..C) nessuno………

Chi aveva lanciato la sfida n. 66?    A) Gourmandise chef………B) Normandia Chef …C)  Gourmandia Personal Chef?......

Che significa “super summer culattacchion”?   A) grande botta di culo estiva………B) il  concorso del più bel deretano della spiaggia? ……C) il vincitore dell’mtc edizione pre-estiva che beneficia di una lunga pausa prima di lanciare la sfida successiva? ………..

Quanti amanti ha avuto Lady Chatterly? Non è un indizio vanpeltiano…è che ho esaurito le domande.. 

Ok, dai, facciamola breve che il post è lungo! Le risposte del test si trovano fra le righe di questo post naturalmente!
Ed eccomi qua! Sono stata super felice, oltre che per essere stata la super summer culattacchion,  per  aver vinto un mtchallenge così singolare come i rolls e con le mie adorate acciughe!! Ringrazio Giovanna di Gourmandia Personal chef  per aver scelto i miei Rolls Triple A   e avermi procurato di nuovo questa elettrizzante emozione, perché se la prima non si scorda mai, la seconda si apprezza ancor di più!!. Naturalmente ringrazio anche Nostla Signola dell’Mtc Alessandra, alias Van Pelt, alias An Old Fashioned Lady con la quale non c’è stato bisogno di alcun  conclave per decidere il tema della sfida successiva,  la fumata bianca è avvenuta per direttissima il giorno successivo all’annuncio della mia vittoria : LA PASTA COL PESCE in tutte le sue molteplici varianti, di mare, di lago, di fiume e di torrente,  quindi  ci sarebbe stato da divertirsi!! 
 
E grazie anche alla mitica Mai, Il Colore della Curcuma,  per questo bellissimo banner!




La pasta col pesce è uno dei piatti  porta bandiera della cucina italiana, che ci distingue nel mondo.  Magari, il tema di questa sfida  può sembrare troppo facile per qualcuno ma non è banale, non è un piatto da prendere tanto alla leggera.  Presuppone conoscenza della materia prima, di tecniche di pulitura e di  sfilettamento, della preparazione di brodi, fumetti o bisque, della tecnica di mantecatura finale, del bilanciamento della sapidità.  
Chi si sente sicuro, potrà stupirmi con effetti speciali e ne sarò ben felice; chi invece ha incertezze, spero che impari ad eseguire un piatto corretto e ne sia semplicemente soddisfatto, perché non dimentichiamoci che l’Mtc è una scuola e si impara tutti insieme!

Le regole quindi, come al solito, sul sito Mtchallenge

Io raccomando innanzitutto  che la pasta col pesce debba evocare fortemente il gusto del mare, dei laghi, dei fiumi o dei torrenti da cui il pesce proviene, nei profumi e nel gusto. Punto.  E non è un’ovvietà! Troppo spesso si trovano, nei  ristoranti,  paste condite con quattro gusci o due tocchetti di pesce, buttati sopra la pasta senza mantecatura, che non sanno di niente. Che sia di scoglio o alla pescatora  o alla corsara o alla trabaccolara,   sia con ingredienti singoli protagonisti o con allegre e variegate ammucchiate,  deve essere ben amalgamata e  intrisa del gusto dei pesci o molluschi, crostacei etc…quindi è importante lasciare il sugo sempre sufficientemente liquido per  mantecarvi   la pasta alla fine,  in modo da  ottenere una piacevole avvolgenza. Il glutine rilasciato dalla pasta faciliterà la mantecatura nel liquido emulsionato con l'olio e non ci sarà bisogno di  avvalersi di panne o cremine fatte con fecole o addensanti vari. E funziona anche per le paste senza glutine, bisogna lavorare di polso, l'emulsione si ottiene spadellando vigorosamente.  No quindi a paste scolate e condite  frettolosamente con una mescolata veloce nel sughetto e via  o peggio ancora un nido, per esempio, di spaghetti anemici con una mestolata di sugo come “topping” che uno se lo mescola da sé nel proprio piatto – VADE RETRO!!! I segreti per una perfetta mantecatura sul sito Mtc, ad opera di Greta de Meo 

E’ importante dunque, anzi fondamentale, allungare i sughi con i liquidi ottenuti da pesci & c, per intensificarne il gusto e per ottenere una buona mantecatura finale, es.: acqua di  cozze e vongole,   bisque  ottenute da carapaci, teste e code dei crostacei,  brodi o fumetti fatti con teste, code e lische dei pesci, soprattutto quelli bianchi, quelli azzurri meglio di no, sono troppo forti. Trovate precise istruzioni in merito a brodi,fumetti e bisque sul sito Mtc

Va da sé che la pasta debba essere cotta  molto al dente e, a seconda della sapidità dei liquidi che aggiungiamo, soprattutto nel caso di molluschi come cozze, vongole, arselle etc..facciamo attenzione anche a  dosare al minimo il sale nell’acqua di cottura!!
Per quanto riguarda il tipo di pasta da usare, che sia pasta secca di grano duro o pasta fresca con o senza uovo, lunga o corta, a ciascuna il suo condimento, tenendo ben presente che le paste corte e quelle fresche, soprattutto all’uovo, hanno bisogno di  un sugo più abbondante e più bagnato. Per quelle fresche il condimento deve essere anche  più untuoso perché se solo liquido, lo assorbono velocemente, ma si corre  il rischio di ottenere paste troppo cariche se non si domina bene la tecnica di mantecatura, quindi le sconsiglierei, soprattutto a chi non ne è esperto. In ogni caso la grande tradizione marinara italiana esige spaghetti e linguine per lo più. A voi la scelta. In generale, un sugo con i frutti di mare per esempio è più adatto alla pasta lunga, un ragù di pesce ben sminuzzato,  magari legato col pomodoro, si adatta anche a quella  corta.


Facciamo subito qualche esempio e partiamo dall’ammiraglia della tipologia: la pasta allo scoglio o ai frutti di mare. Un grande classico della cucina marinara italiana; lido che vai, pasta di mare che trovi,  ma questa mette d’accordo tutti! Magari cambiano i formati di pasta  e la varietà dei frutti di mare ma il risultato è inconfondibile. 
Come ben definito nella giornata dello Scoglio e Pescatora del Calendario del Cibo Italiano  , la pasta allo scoglio  è una pasta condita con una mescolanza di frutti di mare, costituita da  molluschi, ovvero  i cosiddetti “gusci” : cozze, vongole, arselle, telline, fasolari, cannolicchi; cefalopodi, spesso identificati anche come molluschi ma non è corretto: polpi, seppie, calamari, totani, moscardini,  e crostacei come scampi, gamberi, gamberoni, cicale (aragoste e  astici o granseole normalmente figurano come protagonisti assoluti)  – no alle triglie o altri pesci di scoglio anche se sono di scoglio ma sono pesci da lisca. Lo scoglio può essere in bianco o col pomodoro, con peperoncino o senza, con  prezzemolo o basilico,  ma nessuno vieta di unire verdure, funghi, altre erbe aromatiche o spezie, sempre che gli abbinamenti siano fatti con cognizione di causa e motivati, cioè non solo perché “a me mi piace!” 
Il formato più usato è quello lungo e soprattutto pasta secca di semola di grano duro:  spaghetti e linguine in primis. Ma anche scialatielli freschi, spaghetti alla chitarra,  tagliatelle e tagliolini all’uovo, magari anche al nero di seppia o perché no dei pici…ora vanno di moda anche i paccheri ma ricordate le raccomandazioni espresse più sopra, sulla pasta corta e su quella fresca.



LE MIE LINGUINE ALLO SCOGLIO

Ingredienti per 4 persone

500 g di vongole veraci
500 g di cozze
500 g di pomodorini ciliegia o piccadilly ben maturi
400 g di pasta secca tipo linguine
400 g di calamari medio-piccoli
300 g di gamberi rosa medio-piccoli
8 scampi medio-piccoli
2 spicchi d’aglio rosa medi
Un mazzetto di prezzemolo fresco
Peperoncino Jalapeño fresco o essiccato e  macinato, a piacere (lo Jalapeño è un peperoncino dalla piccantezza media e dal gusto intenso, più forte se verde, più dolce e rotondo se rosso, cioè ben maturo, e molto versatile in cucina.  Personalmente  preferisco usare quello macinato che si può dosare meglio anche se alcune proprietà si perdono per l’essiccamento)
Olio extravergine d’oliva dal gusto fruttato, poco amaro e buon piccante
Sale qb

Mettete a mollo per un paio d’ore le vongole veraci con acqua, possibilmente di mare, (si trova in commercio, microbiologicamente pura, vedi  qui)  o acqua di buona qualità,  a cui potete aggiungere una manciata di sale marino grosso, meglio se integrale. Tenete al fresco, eventualmente ponete in frigorifero coperte da un canovaccio bagnato.
Raschiate bene le cozze sotto acqua corrente ed eliminate il bisso, quella barbetta che altro non è che il filamento proteico che le tiene abbarbicate agli scogli.
Pulite i calamari, separate i ciuffi dal corpo; tagliate a listarelle il corpo e dividete a metà i ciuffi se sono grossi, altrimenti lasciateli interi. Sciacquateli bene sotto acqua corrente per eliminare tracce di sabbia, non spellateli completamente, non si possono vedere certi calamari che sembra che siano stati lavati con la candeggina!!! Inoltre se ne impoverisce il sapore.
Se utilizzate polpo, moscardini o seppie allungate naturalmente i tempi di cottura o cuoceteli a parte e aggiungeteli al sugo a fine  mantecatura con un po' del loro succo lasciato in cottura.
Sgusciate buona parte dei gamberi, lasciandone solo alcuni interi. Con teste e gusci potete preparate una bisque, vedi le istruzioni Mtc 
Lasciate interi gli scampi, incidendo eventualmente la  parte inferiore del carapace. In alternativa si possono usare anche le cicale di mare che sono squisite e costano mediamente un terzo degli scampi! 
Sciacquate le vongole sotto acqua corrente. Fatele aprire insieme alle cozze, in una larga padella antiaderente con il coperchio, a fuoco medio, per pochi minuti. Spegnete, lasciatele intiepidire, infine sgusciate almeno due terzi di cozze e vongole, mettetele da parte con e senza gusci, infine filtrate il liquido di cottura attraverso un colino coperto con una garza.
Pulite e tritate il prezzemolo.
Mettete l’acqua al fuoco per cuocere la pasta. Assaggiate l’acqua delle cozze e vongole e dosate di conseguenza il sale nell’acqua di cottura della pasta, meglio stare scarsi, si è sempre in tempo ad aggiungere alla fine.
Sbucciate l’aglio e passatelo nello spremi-aglio, mettetelo in una padella larga e ben capiente (dove dovrete mantecare la pasta) con due o tre cucchiai d’olio e un cucchiaio dell’acqua di cottura delle cozze e vongole, fatelo stufare a fuoco vivace, a pentola coperta, rilascerà tutto il suo aroma, senza sfrigugliare, e sarà più digeribile. Chi non lo gradisce, può mettere gli spicchi interi, sbucciati e schiacciati, e poi toglierli alla fine.
Unite alla base d’aglio i pomodori lavati, asciugati e spaccati a metà o ridotti a pezzetti se grossi. Chi non gradisce la buccia dei pomodori, può sempre scottarli e spellarli. A me piace sentire la buccia sotto i denti e non rinunciare al suo sapore e preferisco usare il pomodoro fresco a pezzetti piuttosto che la passata, da riservare a sughi con cotture prolungate.  Fate insaporire e appassire i pomodori per cinque o sei minuti, unite i calamari, lasciate andare per un minuto, finiranno di cuocere insieme alla pasta, allungate con qualche cucchiaio di bisque, se l’avete fatta, oppure soltanto con  l’acqua delle cozze e vongole, riscaldata. Buttate la pasta, scolatela tre o quattro  minuti prima del vostro punto ottimale di cottura.


Riprendete il sugo di cottura, unite i gamberi e gli scampi a crudo (si cuoceranno durante la mantecatura), versate la pasta, fatela mantecare a fuoco vivace per i minuti restanti a completare la cottura e a consumare tutto il liquido che, se non dovesse bastare, si può allungare con l’acqua di cottura della pasta.  Fuori dal fuoco concludete con un filo d'olio a crudo e unite  le vongole e le cozze sgusciate e col guscio e date una bella mescolata finale. Difficile stabilire quanto liquido è necessario, dipende anche dal grado di assorbimento della pasta, da quanto tempo prima la scolate e poi la fate mantecare, meglio procedere per gradi, aggiungendo il liquido poco alla volta in modo da non ritrovarsi ad arrivare alla cottura e avere ancora un sugo troppo lento.
Assaggiate, sempre! regolate di sale, se necessario, unite il prezzemolo fresco tritato, un giro d’olio a crudo e una piccola spolverata di peperoncino in polvere che porterete anche in tavola, così ognuno può aggiungerne a piacere. 


  
Una menzione speciale merita la pasta con le vongole dove le saporite conchiglie giocano un ruolo da protagoniste assolute. Per me è l’essenza della pasta di mare ed è il test per un nuovo ristorante come il pistacchio in gelateria o la margherita in pizzeria per intendersi.
A tale proposito ci sarà un approfondimento sul sito Mtc in una delle rubriche che seguiranno.
La mia preferita è essenziale, rigorosamente in bianco,  con  spaghetti non troppo grossi, aglio, prezzemolo e peperoncino e le vongole piccole, non le veraci. Semplice ma non banale, tutto sta nella freschezza e qualità della materia prima e nella tecnica della sua preparazione: l’ammollo delle vongole in acqua possibilmente di mare (vedi sopra)  e l’utilizzo dell’acqua che rilasciano facendole aprire in padella o nel microonde (avete letto bene, sì, microonde per far aprire cozze e vongole, in un recipiente adatto, coperto da pellicola, bastano un paio di minuti  alla potenza massima), filtraggio dell’acqua di cottura per eliminare definitivamente tutte le impurità ed eventuale sabbia residua,  e infine l’immancabile mantecatura della pasta con l’acqua delle vongole.


PASTA CON RAGU’ DI PESCE

ALLA PESCATORA : pasta condita con mescolanza di pesci da lisca, no molluschi, cefalopodi, crostacei. I pesci possono essere sfilettati da crudo, tagliati a pezzetti, buttati all’ultimo nella base del sugo, allungata con un brodo fatto con gli scarti degli stessi oppure possono essere cotti  interi nella base del sugo,  infine tolti, puliti a parte, la polpa viene spezzettata e rimessa  nel sugo per la mantecatura finale con la pasta. Anche la pescatora può essere in bianco o legata con pomodoro. Formati adatti: pasta lunga e corta.

Senza nulla togliere ai pesci d'acqua dolce, sicuramente in questa categoria, la fanno da padrone i ragù di pesce di mare, semplicemente per tradizione. I pesci d'acqua dolce sono più comuni in zuppe, fritti misti, carpioni, secondi piatti, al limite risotti nella tradizione nordica.
Va detto però che oggi molti chef si sono prestati a recuperare e rilanciare l'uso di questi pesci, che si annoverano fra i "dimenticati" e creano ricette anche di pasta, vedi spaghetti con le sarde di lago, ragù di tinche o trote con le loro uova che ricordano un po' il caviale...

Pesci di mare adatti, molto saporiti: scorfani, triglie, gallinelle, gattucci, tracine e tante altre varietà meno note che spesso si trovano nelle mescolanze per zuppe o minestre. Esempio: PASTA ALLA TRABACCOLARA : una pasta alla pescatora tipica viareggina realizzata esclusivamente con pesci di fondale. Leggi sito  http://www.trabaccolara.it/

Pesci d'acqua dolce: sarde di lago (o agoni), tinche, trote, cavedani, coregoni, lavarello, salmerino, luccio, persico..

SCONSIGLIO VIVAMENTE IL SALMONE!!! Quello in commercio è tutto di allevamento e non certo di mare aperto o acque dolci cristalline (vive in entrambi gli ambienti). Concentriamoci sui pesci di casa nostra! 

Non mancano esempi di paste condite con una singola tipologia di pesce che sono grandi classici regionali, pensate alla pasta con le sarde siciliana o, sempre in Sicilia, le busiate con spada e melanzane,  le bavette con le acciughe liguri e toscane. Sulla costa livornese troviamo la pasta sulla palamita (si dice così!!) oppure le più blasonate triglie!

Triglia di scoglio (sopra) e triglia di sabbia (sotto)

Eccovi un  esempio di pasta con le triglie. Per lo più viene preparata con il pomodoro, ovviamente a Livorno,  io ve la propongo in bianco, dove, in mancanza del pomodoro che aiuta a legare, e utilizzando una pasta corta come i paccheri, bisogna fare molta attenzione ai liquidi per la mantecatura.

PACCHERI CON RAGU’ DI TRIGLIE IN BIANCO



Ingredienti per 4 persone

600 g di triglie di scoglio
400 g di paccheri 
1 spicchio d’aglio rosa
1 piccolo scalogno o mezza cipolla rossa
1 foglia di alloro fresco
Brodo di pesce qb
Olio extra vergine d’oliva
Sale qb, peperoncino in polvere qb se piace

Se optate per lo sfilettamento, ho realizzato una sequenza fotografica che mostra come procedere: squamate le triglie, privatele delle interiora, lavatele bene sotto acqua corrente, asciugatele con carta assorbente.

Posizionate la triglia davanti a voi con la testa rivolta a sinistra in modo da eseguire l’operazione da sinistra verso destra, o vice versa per chi è mancino, insomma partendo dalla testa muovendo verso la coda ma l’importante è allontanare il coltello dalla vostra pancia, cioè sempre con un movimento a uscire. Con il coltello adatto allo sfilettamento, ben affilato, incidente la carne lungo la linea dorsale, come a tracciare una riga, poi posizionate il coltello sotto la pinna branchiale, incidete la carne e poi tenendolo ben piatto, incominciate a  sfilettate andando proprio a raschiare la spina, scendendo lungo il corpo, verso la coda. Per agevolare l’operazione, schiacciate il corpo del pesce con l’altra mano.
Ricavato il primo filetto, girate il pesce e procedete nello stesso modo dall’altra parte. Infine tagliate le pinne superiori e inferiori e rimuovete con la pinzetta apposita  tutte le piccole lische al centro del filetto ottenuto. Nel caso delle triglie, la pelle è buona, non è necessario spellare i filetti.  Per i pesci da spellare, una volta ottenuti i filetti, incidete la parte più spessa a cercare il contatto con la pelle, tenete ben ferma con una mano la pelle e con l’altra, sempre con il movimento a uscire, tagliate  bene sotto la polpa, separandola dalla pelle. TRUCCO: mettete  i filetti mezz’ora in freezer, si induriranno un poco e sarà più facile eseguire l’operazione!

Fate rosolare l’aglio e la cipolla tritati finemente, insieme ad una foglia di alloro spezzata, in  un po’ d’olio e un paio di cucchiai di brodo ottenuto con lische e teste delle triglie. Aggiungete i filetti delle triglie tagliuzzati a pezzettini, fate insaporire appena.  Allungate con il brodo, regolate di sale. Nel frattempo cuocete i paccheri molto al dente, scolateli e fateli mantecare gli ultimi minuti nel sughetto di triglie allungando col brodo e aggiungendo un po’ d’olio extravergine d’oliva. Le triglie finiranno di cuocere durante la mantecatura. Oppure se le avete cotte bene prima, mettetele proprio alla fine.
Se vi piacciono al pomodoro, basta aggiungerlo alla base di aglio e cipolla. Anche una spolverata di prezzemolo o basilico (ottimo con le triglie) non guasta.


Nel caso in cui optaste per cuocere i pesci interi, dopo averli squamati ed eviscerati e ben lavati, aggiungeteli alla base di aglio e cipolla, fateli rosolare bene ma cuoceteli pochissimo, pulendoli, la polpa deve risultare ancora rosa, finiranno di cuocere in mantecatura.


Infine toglieteli dal sugo, spinateli e spezzettatene la polpa. Con gli scarti fate un brodo, vedi sopra, rimettete la polpa nel sugo e allungate con il brodo. Procedete poi alla mantecatura della pasta come sopra. Se invece, li avete cotti bene, aggiungeteli solo a fine mantecatura.

Abbinamenti interessanti per il sughetto con le triglie sono i  carciofi con qualche scorzetta d’arancia (peccato che ora non è stagione…) ; si sposano bene anche con i funghi porcini, magari con dei maltagliati o tagliolini di pasta fresca alla farina di castagne….basta, vi sto suggerendo troppo!!!


E ora è la volta delle ACCIUGHE!!! Non potevano certo mancare!! A proposito, per quanto riguarda i sughi con pesci azzurri, per le loro caratteristiche organolettiche particolari, meglio abbinarli solo fra di loro o utilizzarli singolarmente.

Molti di voi lo sanno, ma per le new entries, suggerisco di  curiosare nella raccolta UN’ACCIUGA AL GIORNO per trovare tantissimi esempi.
Ve ne propongo una semplicissima, molto mediterranea. E qui trovate il video della sfilettatura delle acciughe che ho realizzato per la GN dell’acciuga per il Calendario del Cibo Italiano. Montaggio a cura di Annarita Rossi, Blog Il bosco di alici




CASERECCE CON RAGU’ DI ACCIUGHE, CAPPERI, OLIVE E LIMONE


Ingredienti per 4 persone

500 g di acciughe fresche
400 g di pasta formato caserecce (o fusilli, penne, strozzapreti, rigatoni….)
1 spicchio d’aglio rosa grande
Una manciata di capperi sotto sale e di olive taggiasche denocciolate e conservate sott’olio extravergine d’oliva
Una tazza di brodo di pesce delicato
Scorza e succo di limone non trattato, Colatura di alici, peperoncino Aji macinato, origano fresco e timo limone qb
Olio extravergine d’oliva varietà taggiasca o nocellara

Diliscate le acciughe, privatele delle interiora, eliminate testa e coda e mettetele in acqua e ghiaccio a spurgare bene tutto il sangue e le impurità, per 15-20 minuti. Asciugatele bene, tamponando con carta assorbente da cucina. Mettete da parte una manciata di filetti, tritate il resto.
Mettete a mollo in acqua tiepida i capperi per circa trenta minuti, poi sciacquateli ripetutamente sotto acqua corrente per eliminare tutto il sale, asciugateli bene e infine tritateli grossolanamente.
Mettete l’acqua a bollire per cuocervi la pasta. Salate pochissimo.
Sbucciate l’aglio, passatelo nello spremi-aglio, fatelo stufare con due cucchiai  d’olio e un cucchiaio di colatura di alici, diluita con un cucchiaio di brodo.
Mentre cuoce la pasta, unite alla base d’aglio le acciughe tritate, i capperi, la scorza di limone tagliata a julienne con un riga limoni, una spruzzata di succo, allungate con un poco di brodo e fate andare per 5-6 minuti. Assaggiate e regolate eventualmente di sale.
Scolate la pasta molto al dente, versatela nella padella del sugo, unite le olive e i filetti di acciughe rimasti, fate mantecare portando a cottura, aggiungendo altro brodo, se necessario. Condite con un filo d’olio a crudo e cospargete con foglioline di origano fresco e timo limone. Se piace, insaporite anche con un pizzico di peperoncino Aji macinato


PASTA AI CROSTACEI

La  rolls royce delle paste col pesce. I crostacei marini più blasonati sono aragoste, astici e scampi ma sono molto apprezzati anche granseole e granchi, gamberi rossi, gamberi viola, gamberetti, mazzancolle  e cicale di mare. Rari e ricercati sono, inoltre,   i  granchi e gamberi d'acqua dolce.
Sono scenografiche, servite nei carapaci svuotati di aragoste, astici o granseole. I condimenti devono essere delicati per esaltare tutto l’aroma dei preziosi crostacei. Base di olio, scalogno più che aglio, alloro che intensifica il gusto dei crostacei, si sfumano con vino bianco o brandy, poco pomodoro fresco e aggiunta di bisque nella mantecatura finale per un gusto classico ed elegante. Rimando al post mtc per brodi, fumetti e bisque


Non solo scampi….provate le cicale di mare, costano mediamente un terzo e sono buonissime. Ci si buca un po’ mangiandole ma ne vale la pena. A me piacciono in bianco, base aglio e cipolla, l’amato alloro per i crostacei, un’idea di peperoncino e olio buono. Ottime abbinate ai carciofi.

I famigerati  mare e monti o orto e mare vedono per esempio scampi o gamberetti  abbinati ai funghi porcini, alle zucchine, agli asparagi, carciofi, topinambur... in questo caso un po’ d’aglio ce lo metterei, così come  l’immancabile prezzemolo. Ma qui ci si può proprio sbizzarrire….tenendo presente che i protagonisti sono i crostacei ma questo vale anche per tutto il resto.

(la foto è mia, il piatto di Deborah Corsi)

Volete farla strana? Mai provato l’aglio nero? È una meraviglia insieme ai crostacei, l'ho assaggiata dalla mia amica chef Deborah Corsi della Perla del Mare.  Niente a che vedere con l’aglio classico, è un aglio fermentato che sviluppa sentori terrosi, di liquirizia e frutta secca. E’ morbido, si sbuccia, si schiaccia la polpa con una forchetta e si frulla con la  bisque, ne esalta il gusto. Le dosi? Non bisogna eccedere, ha un gusto molto intenso, dosare al minimo e provare….provare…provare…




E se vi proponessi pasta calda, sugo freddo, a crudo? Nido di linguine con crudité di mare e orto rende bene  l’idea.
Ma anche una julienne di calamari o seppie crude, queste ultime sono interessanti anche frullate a crudo....
Osate gente osate ma con intelligenza, come giustamente raccomanda anche Alessandra!!


PASTA CON QUINTO QUARTO DI MARE & ALTRE AMENITA’

Il più noto quinto quarto di mare  è sicuramente la bottarga di muggine o di tonno che viene usata oggi un po’ a sproposito, quasi fosse il cacio sui maccheroni, nel vero senso del termine !! Trovo che il gusto penetrante e unico della bottarga abbia bisogno di giocare da solista, oppure semplicemente a contrasto con note morbide. Non sopporto per esempio vongole e bottarga, non lo capisco come non capisco baccalà e acciughe salate, che bisogno c’è di accentuare una sapidità già sostenuta???  Ai fini della sfida però non vale come singola protagonista ma come complemento e  vediamo se qualcuno mi farà  cambiare idea!!
La bottarga si può produrre anche in casa, è facilissima, e si possono usare le uova di tutti i pesci. Vedi link qui sotto.
Materia interessante sono infatti  le uova di pesce non essiccate ma fresche, di tutti i pesci. Se vi fate pulire il pesce in pescheria, chiedetele, altrimenti, se ve lo pulite da soli, proverete la soddisfazione di trovare la sorpresa, quando è stagione (normalmente dalla tarda primavera all’autunno). Un esempio di pasta con le uova fresche qui .  Nello stesso post spiego come fare la bottarga in casa.
La polpa di riccio, in realtà le gonadi, cioè le uova, non va cotta, e sarebbe bene dunque fosse abbattuta. Si manteca insieme  alla pasta all’ultimo, base di aglio, olio e stop, fuori dal fuoco,  si scalda col calore della pasta e l’aggiunta di un po’ d’acqua di cottura.  Eventualmente, provate ad aggiungere qualche scorzetta di limone.

Le trippe sono collose una volta cotte, le vedo poco adatte a condire una pasta. Anche il fegato ha un gusto molto forte per un piatto intero, meglio gustarlo a piccole dosi, spalmato su dei crostini di pane, ammansito dal burro che quando ci vuole….

Pasta con novellame di calamaretti, seppioline, moscardini o scoppiettini oppure gianchetti, bianchetti, rossetti. Per me rigorosamente in bianco, aglio, salvia e buon olio extra vergine e un’idea di peperoncino. Non lavate assolutamente i gianchetti & c, eliminate solo residui di conchiglie e pezzi di alga. Così come non dovete pulire troppo calamaretti& c, sciacquateli velocemente, privateli della penna o dell’osso, togliete le interiora solo a quelli più grossini, i piccoli lasciateli interi e se c’è un po’ del loro inchiostro che tinge la pasta, meglio ancora!!

Concludo con gli annessi e connessi come alghe, salicornia, finocchi di mare. Fa fico, sono di moda, come la bottarga gratuggiata ovunque arghhhhh, ma dosate con parsimonia perché hanno una sapidità accentuata e si rischia di compromettere l’equilibrio del piatto. Ok?



FINE!
BUON MTC A TUTTI E BUON LAVORO!!!





HANNO ABBOCCATO ALL'AMO